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LETTERA A PIERO LACORAZZA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

Egregio presidente Lacorazza. Le scrivo questa lettera avendo appreso del suo esplicito pronunciamento sulla situazione di incompatibilità che vede un tenete della polizia provinciale di Potenza, attualmente anche comandate generale del corpo di Polizia Provinciale che riveste l’incarico di assessore presso il comune di Satriano. Credendo che in Italia e anche in Basilicata la norma ha ragione d’esistere in quanto qualcuno la interpreti, ma al fine la applichi. Ingenuamente, credendo che chi è eletto con sovranità popolare diffusa, diventi, soggetto rappresentativo e terzo, capace di essere garantista con tutti ma anche severo servitore dello stato e missionario tra le sue genti. Ella, pur io non avendola votato, è anche il mio presidente provinciale. Ella è  l’espressione di un grande partito, figlio della unione tra due grandi culture popolari, quella laica e quella cattolica. Ma per espressione e vocazione ella è certamente continuatore del solco ideologico scavato da quel aratro culturale forgiato da uomini quali  Gramsci, i Togliatti o da uno come Berlinguer che fece della questione etica e morale una bandiera. Questione morale che viene sempre chiamata in campo, anche, ogni qualvolta c’è in politica una grave situazione di incompatibilità o conflitto di interesse. È conflittuale rivestire, dal punto di vista etico, su un piccolo territorio la funzione di amministratore e garante giudiziario o amministrativo?. Questa è la mia umile domanda. Questo credo sia il nocciolo della questione. Se un grande partito come il suo, giustamente, censura su scala nazionale comportamenti di ubiquità istituzionali, credo, si aspetti che lo stesso approccio debba rispecchiarsi anche nell’atteggiamento dei suoi quadri sui territori. La questione non è che una sequela di leggi ribadiscono la assoluta incompatibilità, sopravvenuta, di un dirigente della polizia provinciale, tra gli altri anche lo statuto del corpo di polizia locale, il D.G.L. 267 del 2000 e la legge regionale n.41 del 2009, ma che chi ha incarichi di polizia amministrativa e giudiziaria non dovrebbe poter amministrare il territorio di sua competenza. Se poi le leggi si impugnano, significa che il problema esiste. Se il problema esiste perché impugnare solo la legge e non far dimettere il funzionario/amministratore. C’è in questa storia una stranissima ossessione garantista nei confronti di una persona, sicuramente degna, ma che inizia ad insospettire. Perché, con tanti problemi che attanagliano questa provincia come le frane, la disoccupazione e l’emigrazione, paradossalmente le stesse criticità denunciate, molti lustri fa, da lungimiranti lucani come Zanardelli e G. Fortunato, noi tutti dobbiamo discutere e arrampicarci sugli specchi, se uno possa essere contemporaneamente controllato e controllore di se stesso?. Perché non utilizzare tempo ed energie per mettere freno ad una emorragia sociale ed economica, a uno stillicidio di energie, che sta creando una nuova diaspora delle nostre genti che vede ragazzi e ragazze formarsi sui, pochi banchi ancora integri delle scuole della provincia, per poi dover abbandonare affetti e cari alla ricerca di mete esotiche e nuove terre. Alla fine, interpretando le leggi, permetterete ad un tenete della polizia provinciale, anche amministrativa, stradale e giudiziaria, di continuare a sedere sugli scranni di uno dei cento comuni della provincia. Ma non avrete dato nessun segnale di cambiamento al territorio. Non avrete dato continuità alla questione morale cara ai padri fondanti del suo pensiero ideologico. In sostanza credo che le leggi non si interpretino ma si debbano applicare. Anche in maniera dolorosa. Pur privandosi di fondamentali servitori dello stato. Le leggi pur se impugnate esistono, non perdono di efficacia. Dal 30 gennaio data della piena efficacia della legge 41, ribadito con la nomina del 10 febbraio a comandante generale della polizia Provinciale il consigliere in questione è incompatibile. A mio, umile, avviso anche decaduto dallo status di consigliere. Caro presidente la saluto, invitandola ad essere presidente di tutti e meno segretario di partito.

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