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La Regione Basilicata ed il business dell’energia solare

tratto da FACEBOOK
pubblicata da Raffaele Langone il giorno lunedì 7 marzo 2011 alle ore 9.00

Se osservassimo con maggiore attenzione la bolletta elettrica di casa nostra ci accorgeremmo che v’è una tassa di circa il dieci per cento, aggiuntiva a quanto dovremmo pagare per i nostri consumi di elettricità, che tutti noi paghiamo per sostenere i maggiori costi che hanno gli impianti per la produzione di energia elettrica  anche da fonte rinnovabile. Dunque ogni impianto fotovoltaico che si costruisce riceve dalla “collettività”, cioè da ognuno di noi, un contributo finanziario. Che si incentivi la costruzione di impianti fotovoltaici va benissimo. Ciò che a mio parere va stigmatizzato è l’eccessiva semplicità con cui si autorizza la costruzione degli impianti, indipendentemente cioè dal luogo fisico dove questi vengono poi costruiti.

  Girando per la Basilicata si vedono pannelli fotovoltaici montati dappertutto: sui monti, nelle valli, su terreni esposti a Nord e ad Est oppure ad Ovest, su terreni brulli o meno, senza evidentemente tenere in debito conto della componente della radiazione solare diretta, diffusa e riflessa per il sito scelto; insomma senza alcun criterio di  funzionalità e  di redditività economica ma,  con il solo criterio della “disponibilità” del suolo. 

 In una fase economica difficile come quella che stiamo vivendo, chiedere soldi ai cittadini e poi investirli alla carlona potrebbe fare “incazzare” più di qualcuno.

 Come si può autorizzare la costruzione di una centrale fotovoltaica di alcuni Megawatt in una valle sapendo che un sito simile sconterà una minore insolazione diretta di diverse ore giorno? Come si possono autorizzare impianti fotovoltaici del costo di centinaia di migliaia oppure di milioni di euro senza che preventivamente siano state fatte delle indagini mediante l’installazione di solarimetri e/o altri strumenti di misura?

 Vorrei ricordare che i pannelli fotovoltaici sono venduti sulla base della “potenza di picco”, in chilowatt, corrispondente alla quantità di chilowattora di elettricità che quel pannello è in grado di fornire nell’ora centrale della giornata nel mese di giugno. Un pannello della potenza di picco di un chilowatt ha una superficie di circa 10 metri quadrati e fornisce, durante l’intero anno da 1000 a 1400 chilowattore di elettricità. Per sapere quanta elettricità sarà possibile ottenere effettivamente bisogna (bisognerebbe) misurare esattamente, nell’intero anno, l’intensità della radiazione solare nel luogo di installazione. La conoscenza dell’effettiva intensità della radiazione solare non è un esercizio accademico, ma uno strumento utile alla localizzazione potenziale di un qualunque impianto fotovoltaico.  

Per tutelare i nostri soldi e fare l’interesse del Paese sarebbe utile allo scopo un ruolo attivo della Regione che dovrebbe far redigere una cartografia aggiornata e completa delle aree adatte all’installazione a terra degli impianti fotovoltaici.

 La carta unica dei criteri generali localizzativi degli impianti fotovoltaici  dovrebbe segnalare  le aree idonee o meno all’istallazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati al suolo. Questo per dare certezze all’un tempo sia alla collettività che contribuisce finanziariamente a pagare gli impianti che alle aziende costruttrici delle centrali solari, le quali dovrebbero comunque  integrare, con dati di misurazione delle componenti della radiazione solare, i dati cartografici di base forniti dalla Regione. 

 Insomma, per farle breve, è evidente  che gli impianti solari non possono essere costruiti dappertutto, non fosse altro che per rispetto ai cittadini che concorrono con le proprie tasche a finanziare quello che altrimenti sarebbe solo un business per pochi. Interesserà a qualcuno?

 Raffaele Langone

 

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