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LA DISCARICA DI SATRIANO, STORIA DI INSIPIENZA BUROCRATICA

(www.witonline.it) Venerdì 17 Dicembre 2010 09:32 Scritto da Anna Chiara Blasi immagine

La sentenza del TAR n.32805/2010 racconta la strana storia, di come un’intera area, destinata ad ospitare una futura discarica, sia riuscita ad entrare ed uscire dai territori di un parco. Il parco in questione è il Parco Nazionale Appennino Lucano, Val d’Agri Lagonegrese e il pomo della discordia sono alcuni terreni ricadenti nella zona di Pietra Congolo in agro di Satriano, acquistati dalla società Tyke s.r.l.. L’epilogo ha il sapore della beffa ed ha inizio con il ricorso n. 4463 del 2008, presentato dalla Tyke s.r.l., che chiedeva l’annullamento della D.P.R. 8.12.2007, con cui veniva istituito il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano – Val d’Agri – Lagonegrese. La stessa richiesta faceva riferimento alla delibera 23.10.2002 n. 552 del Consiglio della Regione Basilicata e alla delibera 17.4.2007 n. 537 della Giunta regionale.

Secondo quanto emerge nel corpo della sentenza “la relazione in data 23.1.1999 del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente descrive lo specifico territorio come caratterizzato da assenza di vegetazione arborea e/o arbustiva e presenza, in primo piano, di una centrale elettrica con all’interno alcune decine di tralicci e dalla quale parte una linea elettrica con tralicci all’orizzonte, mentre un tratto coperto da area a pascolo è stato prescelto a livello progettuale per la realizzazione della discarica. Un’altra relazione, dell’Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio del Dipartimento Assetto del Territorio presso la Regione Basilicata, descrive l’area quale oggetto, sotto l’aspetto generale, di una pesantissima trasformazione antropica, ai fini della realizzazione di una centrale dell’ENEL. E una terza relazione, del Dirigente dell’Ufficio regionale per la Tutela della Natura, ritiene la zona marginale e senza continuità territoriale. Nonostante questi rapporti negativi ai fini della tutela ambientale, e nonostante che la iniziale proposta del Ministero del 2.8.2000 avesse escluso l’area dalla perimetrazione, lo schema definitivamente approvato include la zona nel territorio del Parco senza esprimere le ragioni che hanno indotto a superare i predetti rilievi, chiaramente intesi ad escludere la presenza nell’area di valori ambientali da proteggere”. In più la sentenza esplicita “la carenza procedimentale nella valutazione dei pareri degli enti locali contrari alla perimetrazione del Parco” e ancora “Né la Regione Basilicata, né l’Amministrazione statale hanno ritenuto di dover valutare, con adeguata motivazione anche in senso contrario, i pareri di alcuni enti locali che escludevano rilevanza d’interesse ambientale ad alcune aree – tra le quali l’area in cui insistono i terreni per i quali la ricorrente è interessata all’apertura di una discarica – poi incluse nel perimetro del Parco dai menzionati provvedimenti”. A conclusione, la sentenza del TAR afferma “I descritti ed emergenti vizi del procedimento determinano l’illegittimità degli atti impugnati e l’accoglimento del ricorso”. L’estremo tentativo, per salvare capre e cavoli sarebbe il ricorso al Consiglio di Stato, su cui si resta in attesa di aggiornamenti utili entro e non oltre il 23 dicembre 2010! Morale della favola, imprudentium ista fiducia est, fortuna sibi rispondere .

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