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I BUENDIA: FAMILISMO AMORALE E SATRIANESE

Chiaromonte (alias Montegrano), centro degli studi sul campo che portarono Banfield a enucleare il paradigma del familismo amorale.

Il paradigma del familismo amorale nacque dallo sforzo di Banfield di capire perché alcune comunità siano socialmente ed economicamente arretrate.

Partendo dalla convinzione di Tocqueville che nei paesi democratici la scienza dell’associarsi sia madre di tutti gli altri progressi, e attraverso lo studio di Montegrano, l’autore arrivò a ipotizzare che certe comunità sarebbero arretrate soprattutto per ragioni culturali. La loro cultura presenterebbe una concezione estremizzata dei legami familiari che va a danno della capacità di associarsi e dell’interesse collettivo. Gli individui sembrerebbero agire come a seguire la regola:

“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.[8]

Sarebbe dunque questa particolare etica dei rapporti familiari la causa dell’arretratezza.[9]L’autore la denominò familismo amorale. Familismo perché l’individuo perseguirebbe solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei. Amorale perché seguendo la regola si applicano le categorie di bene e di male solo tra famigliari, e non verso gli altri individui della comunità[8].

L’amoralità non sarebbe quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di ethos comunitario, all’assenza di relazioni sociali morali tra famiglie e tra individui all’esterno della famiglia. (WIKIPEDIA)

Potrebbe sembrare il solito stucchevole tentativo di chi si arrampica a pseudo richiami letterari o sociologici per parlare della propria realtà, non sapendolo fare in maniera piu’ semplice  e diretta. Ma i richiami alla realtà sono evidenti. I richiami a quello che dirò, in questo mio semplice e breve scritto, sono ancora piu’ concreti di ogni altra speculazione e disquisizione. Cosa dire e pensare poi, dopo una ennesima lettura di Cent’anni di Solitudine di Gabriel García Márquez. Leggendo e rileggendo l’opera si scrutano elementi sempre nuovi ed illuminati, ma c’è una costante, i Guendia. Una famiglia che si rigenera nei secoli, con tutti i suoi lati torbi e con una costante quella “coda” che è l’elmetto che li contraddistingue e li identifica tra tutti. Coda che è il simbolo dei lati piu’ oscuri e dell’interesse personale.

Il mio scritto è stucchevole, relativamente presuntuoso e pretestuoso, ma che sottende ad un ragionamento molto concreto. 2 anni fa a Satriano si sono presentati 55 candidati, io ed altri abbiamo compreso subito che in realtà eravamo almeno 70. Molti erano i candidati occulti che prima o poi sarebbero scesi in campo per chiedere conto del loro impegno. Molti lo stanno facendo in queste ore. Alcuni sfidarono anche le regole non scritte scendendo in campo anche nella sfilata post voto. Io posso testimoniarlo. Io, unico, tra tanti rimasi in strada a salutare tutti e fare i complimenti a tutti, nonostante, tutto. Dei 55 competitori, la quasi totalità si sono volatilizzati: alcuni si danno toni sulle pagine social, come se servisse, per poi essere assenti da tutti i tavoli, sedi ed aule in cui si fa la poca politica locale. Altri ancora, hanno cercato accordi ovviamente con chi ha vinto. I consiglierei eletti sono presenti in consiglio. Sono alcuni non eletti vi partecipano. Uno fa il suo dovere lì da orami 7 anni, io. Cosa posso dire dopo questi 7 anni di visione privilegiata della politica Satrianese? Poco di buono. 2 anni fa molti si sono cimentati per darsi un tono pur non avendo argomenti e numeri, come poi i risultati hanno dato prova. prendere meno di 200 voti con 10 candidati + 1 è il minimo sindacale o risultato fisiologico. C’è poco da inneggiare al 2019, sarebbe il caso di fare finalmente autocritica e mea culpa per l’arroganza dimostra a pretendere candidature apicali. Non è la prima volta che accade e nemmeno la prima sonora bocciatura da parte dell’elettorato. Il consiglio comunale da parte della maggioranza è diventanti una guerra fratricida tra le parti. i consiglieri di maggioranza si guerreggiano tra loro, tra quelli della giunta contro quelli del consiglio. Come se non bastasse, c’è poi un guerra tutti contro tutti su ogni argomento, la guerra è personale su cose personali, non incerto su argenti di interesse collettivo, ma i termini si riassumono sul di principio, la disquisizione è cosa tocca a me o ai mie parenti o consanguinei. Pochi sono i consiglieri di maggioranza che non hanno iterassi personali nella cosa pubblica. litigano su tutto e vorrebbero spartirsi: asilo, ostelli, appalti, Piscine (lì si sa capogruppo e vice sindaco continuano a gestir indisturbati solo lo scrivente pubblicamente sembra indignato). Un chiaro esempio di mancanza di senso collettivo e mero interesse personale alla cosa pubblica. Qualcuno direbbe, ma anche prima era così. vero, solo che prima non si era mai scesi così in basso, ed il livello di familismo amorale non era mai stato così palpabile. Satriano da anni è comandato e governato, non certo da amministratori e politici autonomi ed indipendenti, ma, da famiglie che “guidano” le vicende locali in maniera massonica, clientelare e in alcuni casi mafiosa. Parole grosse le mie, immagino già alzarsi gli scudi del politicamente corretto. Ma tra pensare, conoscere le cose ed avere il coraggio di denunciarle e combatterle  la differenza è abissale. In questi 3 anni di consiliatura ritornerò ai vecchi metodi. ho provato a dialogare con chi amministra, ma non con chi li muove da dietro. E questi sono troppo forti. Ecco perché uno come me non andava bene a Satriano. Questi massoni li avrei cacciato dal tempio immediatamente. Perchè così è, vi sono famiglie amorali, nel temine antropologico dell’opera, che vedono il comune come un tempio da svaligiare e che usano gli amministratori di turno come strumento per arrivare alle chiavi del bancomat comunale, per impadronisti del tesoretto. Prima di ogni campagna elettorale, loro, scelgono quello “buono”, il voto “utile”, quello necessario per poi arrivare sempre allo stesso punto, pensare ai propri interessi. Ma oggi finalmente c’è qualcosa si nuovo, c’è qualche cittadino coraggioso che denunzia, che inizia a ricorrere a denunciare un sistema che dire corrotto, dove c’è un burattinaio esterno che comanda e dirige le procedure, le gare a gli affidamenti. Pensate a quanti Buendia vi sono, quanti, vecchi e giovani, hanno tutti la coda, tutti fanno diventare questo paese un paese familistico ed amorale che io denuncio e che combatterò ancora per anni, non mi fermo e non mi fermerà nessuno. Ne ho dato prova, ne darò ancora!

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