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DOPO IL FOTOVOLTAICO IL COMUNE PUNTA ANCHE SULL’EOLICO

Qualcuno, in comune deve aver travisato il voto referendario. Del resto non comprendevo l’accanimento di certi amministratori difronte ai seggi. Sembrava il solito atteggiamento di chi vuole salire sul carro di una sicura vittoria. L’esito degli elettori, palesemente e in maniera scontata, visto la contingenza temporale,  contro il nucleare,  qualche amministratore di Satriano deve averlo inteso come una investitura formale nel continuare a cospargere il territorio di Satriano con impianti della cosiddetta energia pulita. Nel piano programmatico 2011-2013, a parte i soliti proclami è stato inserito anche la produzione di energia mediante mega impianti eolici. Quindi tra qualche anno se non prima, oltre al bellisssimo letto perpetuo di silicio, vedremo sul paesaggio Satrianese decine e decine di campi di calcio che ruotano in aria. Bella coerenza, quella di questi amministratori, un giorno sono ecologisti, un altro referendari, un giorno contro il nucleare, un altro vogliono regolametare i campi fotovoltaici, l’altro ancora prendono soldi istituzionali dalle società( 30.000 € per la cronaca. Vorremmo poi capire come la ragioneria può giustificare in maniera contabile un contributo di un privato ad un ente, con quale documento contabile. Da quando i comuni emettono fattura?). Saremmo curiosi di capire perchè le centinaia di cittadini di Satriano che si indignano per le istallazioni fotovoltaiche, non esprimano il loro dissenso anche in pubblico. Forse lo faranno finalmente quando vedranno le torri eoliche, o quando sentiranno la puzza della discarica o vorremo aspettare i sondaggi esplorativi per i pozzi petroliferi. Aver votato, sbagliando, per chi aveva fatto poco nei primi 5 anni sarebbe gia sufficente, ma aver votato per chi sta deturpando il paesaggio dei vostri padri, il paesaggio in cui avete in parte vissuto e che non vedranno i vostri figli, credo, sia un valido motivo per iniziare ad uscire dal guscio. No si può delegare in eterno l’amministrazione, ne tanto meno, la pubblica indignazione.

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