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Centro di Trasferenza di Tito: il TAR conferma il “grave pregiudizio agli equilibri naturali” del parco

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Home » Osservatorio AmbienteRifiuti ConnectionWatch – 18 gennaio 2016

Centro di Trasferenza di Tito: il TAR conferma il “grave pregiudizio agli equilibri naturali” del parco

aia dei monaci2[di Organizzazione lucana ambientalista] “La rilevante quantità di rifiuti e la movimentazione in entrata ed in uscita, con conseguente ampio e continuativo traffico di autocarri all’interno dell’area protetta, lo stoccaggio nel Parco naturale, in attesa del ritrasferimento presso i siti di destinazione finale, la captazione del percolato e gli altri interventi realizzabili in loco, costituiscono attività che ben possano essere foriere del grave pregiudizio agli equilibri naturali del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese”.

Con queste motivazioni il  TAR Basilicata con sentenza n. 31 del 18/1/2016  ha rigettato il ricorso della società che gestisce il centro di trasferenza di Tito contro l’ordinanza di chiusura emessa dal parco dell’Appennino lucano.

In sostanza il TAR ha confermato l’ordinanza n. 8/2014 del 13 novembre 2014 con la quale la Direzione generale dell’Ente Parco ha intimato chiusura del sito di trasferenza in località Aia dei Monaci, in agro di Tito gestita dalla B&B Eco.

Peraltro – sottolinea la sentenza del TAR Basilicata–  la stazione di trasferenza sorge in area limitrofa ad altra già oggetto di contaminazione ambientale per la quale la società ricorrente risulta aver attivato le procedure operative di cui all’art. 242 del d.lgs. n. 152/2006, tant’è che proprio il dichiarato avvio di tali attività ha consentito la conferma dell’utilizzo dell’area sopracitata quale stazione di trasferimento dei rifiuti (cfr. note del dirigente dell’Ufficio ambiente della Provincia di Potenza n. 46525 del 26 novembre 2010 e del dirigente dell’Ufficio prevenzione e controllo ambientale della Regione Basilicata prot. n. 226777 del 29 novembre 2010).

Insomma il centro di trasferenza di Tito deve chiudere.

Un centro presso il quale – sottolinea sempre il TAR – erano conferiti i rifiuti provenienti dai Comuni di Abriola, Avigliano, Brienza, Brindisi di Montagna, Potenza, Ruoti, S.Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Sattiano di Lucania, Tito, Balvano, Baragiano, Bella, Castelgrande, Muro Lucano, Picerno, Savoia di Lucania, Vaglio di Basilicata e Vietri di Potenza (c.d. I gruppo), nonché dai Comuni di Albano, Anzi, Calvello, Campomaggiore, Castelmezzano, Laurenzana, Pietrapertosa e Trivigno (c.d. II gruppo). In particolare, tale stazione: a) riceveva i rifiuti urbani prodotti dai Comuni del I e del II gruppo; b) trasferiva tali rifiuti presso le piattaforme di Atella, di S.Arcangelo e di Venosa, secondo le quantità riportate nel prospetto A1, allegato alla stessa determinazione, ovverosia complessivamente 2700 tonnellate al mese.

La sentenza del TAR evidenzia come “il Corpo forestale dello Stato, con nota prot. n. 1113 del 14 ottobre 2014, ha comunicato all’Ente resistente di aver attivato le procedure previste ai sensi dell’art. 244 del d.lvo. n. 152 del 3/04/2006 per il sito ricadente nella località Aia dei Monaci in agro del Comune di Tito, risultando superati taluni valori di concentrazione previsti dalla tabella 2, allegato 5, parte IV del d.lgs. n. 152/2006, nonché che in data 30.9.2014, la Provincia di Potenza ha emesso ordinanza di diffida n. 33650/14 nei confronti della B&B Eco srl, per gli adempimenti previsti ai sensi dell’art. 242 del d.lgs. n. 152/2006”.

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